Posto fisso: Meta da raggiungere o da evitare?

Sappiamo tutti che il posto fisso non esiste più, o meglio quasi tutti. Eppure c’è ancora chi dentro di sé nutre la speranza di trovarne uno.

Cosa si intende per “posto fisso”?

Nella visione di una volta il posto fisso era quello dove venivi assunto in un’azienda, ad esempio come contabile, e per 40 anni ti ritrovavi seduto alla stessa scrivania a svolgere la solita mansione.

Era un punto di arrivo e non di partenza. I lavoratori ambiziosi, desiderosi di far carriera erano pochi, e il desiderio della massa era solo uno: riuscire ad ottenere un posto fisso.

Cos’è oggi il posto fisso?

Nella visione collettiva, il posto fisso oggi non esiste più. C’è una percezione generale di precarietà (e per carità sicuramente è così), ma ci sono anche aziende che, a dispetto di quanto i media vogliono farci credere, assumono un gran numero di lavoratori anche a tempo indeterminato.

Allora esiste ancora il posto fisso? La risposta è si, ma questo lo approfondiremo nel prossimo articolo.

Oggi le aziende non cercano più dei lavoratori “meccanici”, con mansioni ripetitive e alienanti. La voglia di fare e di crescere professionalmente, insieme all’azienda, è la chiave per trovare un lavoro appagante e, sotto alcuni punti di vista, anche stabile (se vuoi approfondire leggi anche A.A.A. Profili Specializzati Cercasi ).

Non esistono più ruoli statici, oggi ci si aspetta una versatilità ed una capacità di adattamento molto elevata, perché il mercato è in continua evoluzione e lo stesso devono fare le aziende, e, di conseguenza, i lavoratori.

Sicuramente, le istituzioni che in casi del genere dovrebbero aiutare e supportare il lavoratore, molto spesso si perdono nella gestione burocratica;  Per chi rimane temporaneamente senza lavoro, infatti, sono previste delle indennità (leggi anche articolo su Naspi) quello che manca è una struttura che consenta l’effettivo inserimento, in tempi discreti, in una nuova realtà lavorativa.

Se così fosse (e di questo ne sono certa), l’idea di cambiare lavoro non sarebbe poi così pesante, perchè si avrebbe la sicurezza di poter badare a sé e alla propria famiglia in qualsiasi momento, cosa che, a giudicare dalle vostre esperienze, è la realtà più preoccupante.

Quale è, invece, il punto di vista delle aziende?

Le aziende come dicevamo prima, hanno bisogno di figure multi-skill, che riescano a ricoprire più ruoli contemporaneamente. Ma anche di quelle figure che rappresentino stabilità, lealtà e mostrino un senso di appartenza all’azienda stessa. Il turnover dei dipendenti è spesso più una necessità che una scelta. Manager e impenditori di piccole e medie imprese spesso mi raccontano che vengono attaccati dai lavoratori stessi, convinti che licenziare personale sia solo una strategia. Ma in realtà ben pochi si sono chiesti effettivamente «Quel dipendente è davvero una risorsa per l’azienda?».  Probabilmente in alcuni casi la risposta è no, e mantenere quella risorsa non può giovare alla crescita dell’azienda, anzi. In altri invece è si, ma l’azienda non ha investito abbastanza tempo nella formazione di quella persona e ciò rende effettivamente quella figura un peso.

Sta di fatto che il mondo del lavoro è cambiato. Ma non per forza dev’essere visto come un male. Infatti può essere un vantaggio anche per il lavoratore, perchè potrà dire di avere una carriera lavorativa dinamica e ben poco alienante!

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