Lavoro all’estero: i giovani abbandonano l’Italia

C’era una volta  lo zio d’ America,  partito dal paesello con la valigia di cartone in mano, pochi vestiti e senza conoscere la lingua in cerca di fortuna all’estero, per se e per la sua famiglia. Oggi la storia è cambiata e a partire sono soprattutto i giovani.

Hanno una buona considerazione del proprio curriculum, sono invogliati dalla possibilità di guadagnare di più, hanno la concreta speranza di fare  carriera, e infine puntano ad usufruire dei servizi di un Sistema migliore. Questo è l’identikit degli italiani tra i trenta e quaranta anni, laurea e master in una mano e valigia nell’altra, che hanno deciso di trovare lavoro all’estero.

Complice la crisi, sono state nel 2012 più di 50 mila le persone che hanno abbandonato il “Bel Paese” andando  a rafforzare il comparto dei 4 milioni  di italiani che già risiedono fuori dai confini nazionali.

La differenza principale con le emigrazioni avvenute nei decenni passati sta nelle categorie dei concittadini che scelgono di trasferirsi all’estero: se prima erano padri di famiglia alla ricerca di un lavoro da operaio o manovale  oggi la tendenza riguarda soprattutto i giovani e qualificati, la gran parte laureati.

L’Europa la meta più gettonata per il lavoro all’ estero

La maggioranza, dei giovani sceglie di restare in Europa in particolare cerca fortuna in Francia, Germania, ma anche Inghilterra e Svizzera

E’ il caso di Martina Pozzi, 29 anni, laureata in scienze dell’educazione e della formazione e trasferitasi recentemente a Londra dopo aver cercato senza successo, in Italia, una occupazione in linea con i suoi studi: ” Il percorso non è sempre stato lineare” , racconta Martina, “Ho vissuto alti e bassi, momenti di slancio ad altri di apparente immobilità. Oggi vivo consapevolmente nel presente con entusiasmo svolgendo la professione che sognavo e con il pensiero rivolto ai miei prossimi obiettivi professionali.”.

Scegliere di partire e andare a lavorare all’estero è anche l’occasione per fuggire da posti di lavoro stantii con mansioni ripetitive, dove le opportunità di fare carriera sono inesistenti. “Se sei giovane in Italia, rappresenti un problema, mentre in altri paesi sei visto come una risorsa”, afferma Alberto Gentile, 31 anni, laureato in Economia, trasferitosi a Berlino nel 2011 dopo essersi scontrato con una realtà nostrana poco promettente “In Italia hanno bisogno di gente che esegue”, spiega Alberto. “Non hanno bisogno di gente che pensa.”, e quando gli chiediamo se è stato difficile lasciare l’Italia risponde:” Partire è un po’ come morire, si dice: ma se l’alternativa è “tirare a campare” o lavorare per quattro soldi, allora meglio fare la valigia e andar via . Alla ricerca della felicità, la propria.

Essere laureati aiuta per trovare lavoro all’ estero?

Se vi state chiedendo, quindi,  quanto è importante avere una laurea per cercare lavoro fuori dall’Italia, sappiate che sicuramente aiuta, a patto che sia una laurea “giusta”. Per esempio gli ingegneri sono richiestissimi ovunque mentre altre lauree danno meno sbocchi sul mondo del lavoro. Bisogna specificare comunque che la laurea non è indispensabile: sono tantissime le professioni richieste che non necessitano del titolo universitario.
Per chi sta pensando di iscriversi all’universita ed ha come obiettivo quello di emigrare all’estero è preferibile scegliere un percorso che abbia buone prospettive a medio-lungo termine e  sono in genere le materie scientifiche a fornire le maggiori opportunità di collocamento.

La voglia di varcare i confini nostrani viene poi espressa a tutto tondo attraverso il web e i social network. Girovagando in rete si trovano siti che pianificano e organizzano i trasferimenti fin nel minimo dettaglio e pagine facebook dove poter “incontrare” compagni di viaggio con la medesima meta.

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