Come trovare lavoro: Vince il “Fai da te”.

La scelta del canale delle conoscenze sembra pagare di più, è  infatti questa l’opzione che gli occupati indicano quando viene chiesto loro come trovare lavoro.

Il 44% degli under 30 ha trovato un impiego grazie alla rete di parenti, amici e conoscenti. Il 26 per cento grazie ad una richiesta fatta direttamente a un datore di lavoro. Al variare del titolo di studio cambiano anche i dati.

Tra i laureati,infatti, hanno una valenza anche la segnalazione di una scuola, dell’università o di centri di formazione (10 per cento) e la percentuale di chi ha ottenuto un impiego attraverso la rete informale scende al 23%.

Il problema è sempre più attuale e nei giorni scorsi si è tenuta presso la Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati, un’audizione il cui obiettivo era proprio quello di fornire un’indagine conoscitiva sulle misure per fronteggiare l’emergenza occupazionale e in particolare la disoccupazione giovanile.

Il mercato del lavoro è un mercato sempre più asfittico e problematico, basti pensare ai dati resi noti oggi dall’Ocse ( il 53% degli under 25, in Italia, ha un lavoro precario). Nel 2012, secondo i dati Istat, i disoccupati con meno di 30 anni hanno compiuto più azioni per cercare lavoro rispetto a quanto avevano fatto nel 2008. Più cresce il grado di istruzione, e più cresce l’intensità della ricerca.

Per la ricerca della prima occupazione i giovani provano più canali. Il 74,6% invia curriculum direttamente alle aziende in cui vorrebbe lavorare e il 62,2 per cento ricerca su Internet possibili offerte di impiego, molto più di quanti non fossero nel 2008 (42,2 per cento). Diventa sempre più obsoleta invece l’opzione dei concorsi pubblici (solo il 6,4 per cento) soprattutto da quando c’è stato il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione. Solo l’1,4 per cento degli under 30 ha trovato un posto grazie ai centri per l’impiego, l’ex collocamento.

Insomma, in un momento in cui le persone avrebbero più bisogno di una mano da parte dello Stato per migliorare la loro situazione lavorativa, quest’ultimo sembra essere l’ultimo a dare un reale contributo a questa causa che ormai da anni mina il Nostro Paese e continua cosi a crescere sempre più la politica del “chi fa da se, fa per tre!”

 

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